Mentre scrivo sono allocata alla stazione di Buffalo Depew, che somiglia un casino a Firenze Rifredi. Al momento nella sala d’aspetto ci siamo io, le valigie, un vecchino con la coppola bianca che suona la chitarra e la di lui moglie vestita come la Pina Fantozzi con un bastone con i fiori finti appizzati sopra in color viola e giallo limone ed il cappotto spigato nonostante sia il venticinque d’Agosto, due pensionati con baffi e barba bianchi e delle ultrafolkloristiche camicine a fiori (penso fossero diretti ad un retirement in Florida e abbiano sbagliato treno,ndr), un nipponico -mi pare, da lontano non vedo un cazzo- che presto verrà inglobato dal muro perché ‘sto luogo credo sia infestato dagli spiriti maligni e la desolazione più completa. Ve la mostro, in tutto il suo squallido color marroncino di mattonelle slavate che sono lì dagli anni sessanta a dir poco.
Sono le venti e trentotto ora locale, anzi, otto e trentotto postmeridiane per essere conformi con la tradizione del luogo, e il soggiorno in questo antro del male terminerà solo tra esattamente tre ore e ventuno minuti, quando alle ore undici e cinquantanove il ferromezzo Amtrak preposto arriverà a salvare gli astanti dirigendosi verso Chicago dove giungerà solo domattina alle nove e venticinque. In una parola: TRAGEDIA. Anzi, Tragggggedia con otto ggì. Fortunatamente ho cenato da Starbucks un paio d’ore fa così non devo avventurarmi verso l’headquarter di turno dell’H1N1 che in questo caso è rappresentato da un paio di distributori pre-bellici che campeggiano nell’angolo laggiù e ti invitano a scegliere accanto alle M&M’s per l’appunto tra Swine Flu, ebola, colera e peste del Medioevo.
Comunque, questa amèna e frequentatissima stazione ferroviaria si trova esattamente in mezzo al Niente. Il niente nulloso permeato di assenza di materia, per essere precisi. All’incirca a venti minuti e non so quante cazzo di miglia o chilometri dalla stazione degli autobus dove il comodissimo Greyhound si è fermato, downtown. Apriamo ‘na parentesi Greyhound: HANNO LA WIRELESS ON BOARD. E la cosa mi esalta. Puoi bellamente navigare mentre il lago Erie ti passa accanto, o mentre stai per varcare la frontiera Canada-Usa. Fico. Fichissimo. La frontiera in questione è inoltre un fake. C’è un banchino dove ti chiedono dove stai di casa, e poi ce n’è un altro dove ti domandano se hai da mangiare in valigia. Stop. Ottimo.
Fila tutto liscio, se non contiamo che il cinese della fila accanto aveva sette barattoli di bee pollen nel bagaglio a mano e i poliziotti non sapendo a)cosa fosse e b)cosa se ne facesse, l’hanno trattenuto fino all’infinito fermando anche tutti noi. Quando è uscito, il benemerito Chao Lin (nome sinofonetico di default) aveva l’aria basita e gli occhiali appannati dallo sforzo impiegato per far capire agli ultra-labbruti poliziotti di colore che il bee pollen serve nella medicina Yang per curare l’acne. Si è anche affannato a spiegarlo a me, che presa dalla pietà ho finto di dargli spago nel denigrare il border security service a favore della medicina cinese tradizionale. Secondo me trasportava cocaina diretta nella Grande Mela e ne era anche imbottito, ma lasciamo fare.
Sbrigati i compiti di frontiera, dopo un paio di chilometri il Greyhound si ferma, l’autista simpatico che somigliava a Mickey Rooney ci smolla lì bel belli, e la tragedia si manifesta. Essa ha la faccia bonacciona di un figlio dei fiori reprised con tanto di codino e baffoni bianchi e la parlata incomprensibile, e una vettura azzurrina stinta come taxi, con un bagagliaio in cui ci puoi comodamente riporre otto cadaveri fatti a pezzi. Il signor FlowahPowah ci informa che non v’è altro mezzo per raggiungere Depew, e sparlando della crisi si avvia in tangenziale. Venti minuti dopo siamo abbandonati a noi stessi davanti a ‘sta porta che sembra l’accesso ad un obitorio (e l’interno non è assolutamente da meno) con un totale di quaranta dollari di meno in tasca. Fico. Dimenticavo che teoricamente il bus da prendere prima era il Coach Canada e non il Greyhound, ma per motivi non meglio definiti esso è stato perso, ergo altri dieci bucks spesi oltre ai dieci del bus fantasma. Fico, sempre meglio. In effetti è Martedì, e come dice la mia nonnina "Né di Venere né di Marte non si sposa né si parte né si da’ inizio all’arte…." quindi si spiegano tutti gli imprevisti del caso. Ma non finisce qui. Varcata la soglia di Depew (dove al momento fanno inspiegabilmente -20 °C, così dal nulla) il simpaticissimo attendente informa che Amtrak forniva un servizio bus a 2$ da downtown a qui. Scatta il mio vaffanculo mentale.
Mi consolo accampandomi presso una spina così che il netbook (lode e gloria al medesimo) non schianti prima di mezzanotte e auguro il trapasso a tutti i tassisti hippies che hanno fatto il servizio militare in Germania e si sono sbronzati sei anni di fila all’Oktober Fest. Eh che vuoi, per quaranta dollari MINIMO mi aspetto che mi si racconti la storia della vita del conducente, e così è accaduto. Volevo aggiungere due cose, in chiusura. a) Adoro iTunes perché posso fare tutte le playlist compulsive del mondo e rinominare i files e fare tutte le nerdate fighe del caso e b) il padrone dell’ostello delle cascate del Niagara sembrava la versione grassa e grossa di John Travolta. Ma giuro eh, uguale eh, spiccicato eh. Solo, alto due metri. Anche se effettivamente riconosco di non sapere quanto alto sia l’originale. Magari ERA John Travolta, che stanco di aver interpretato prima "Senti Chi Parla" e poi "Pulp Fiction" si è sposato con una hippie dalle caviglie grossissime e le gambe pelose e insieme hanno aperto il Lyons Hostel in cima alla Clifton Hill. Ma in tutto ciò, che fine ha fatto Kristy Halley? Comunque, John/Hippie/Consumatore #1 di Weed delle Niagara Falls in quanto ha sempre il sorriso stampato in faccia qualsiasi cosa tu gli dica e qualsiasi cosa accada, da quando gli ho smollato un paio di immagini per il website mi adora, tanto da mettermi lo zaino nel taxi lui stesso in persona e prendermi entrambe le mani salutandomi con un "Let’s keep in touccchhhhhh!" inclusivo di occhi sbrilluccicosi da manga. Bizzarri individui qui negli Stati Uniti, c’è poco da dire. Dimenticavo di aggiungere che a chiunque suoni alla sua porta per restare una notte, ripete la stessa cosa: "Whhhaaaat? ONE night in one of the World’s Wonders?!?!" e così il malcapitato backpacker rimane almeno per il doppio. Se non il triplo. Effective, va detto.
Oltretutto, ora che mi guardo intorno per bene, ‘sto posto sembra rubato a Silent Hill. Mi aspetto di veder apparire da un momento all’altro la bimba fasciata di bende (che per le cronache postguardistalline dei Grandi Insolati sono io, oltretutto) e rimedio ascoltando brani dance del Cocoricò dalla cartella "Canzoni della Beshtia" e incazzandomi perché non c’è la wireless. Sarà un casino tornare in Italia e non trovare la wireless da nessuna parte. Quasi come quando Blake, brandendo l’iPhone in mezzo alla navata centrale della St. Patrick’s Church (sì, quella in cui si sposano TUTTI nei film che si svolgono a NYC, quella…) l’altro giorno ha esordito con "FOOCK IT! THERE’S NO FUCKIN’ WIRELESS IN HERE!", rivolto alle arcate gotiche l intorno. Sai cosa? Quasi quasi provo in Dòmo la prossima settimana, magari il Vaticano si sta aggiornando.
Avete notato che scrivo meglio? Per forza, mi rifunziona la tastiera dal nulla e non faccio una fatica erculea a digitare i tasti. Sempre lodato sia codesto elemento, era fastidioso pigiare "g" ed ottenere "rhw5hg", dover tornare indietro, cancellare le lettere in eccesso e proseguire, deh. Due chicche due, che mi vengono in mente ora sul momento. Washington Square, la piazza dei freaks in cui i bambini fanno il bagno nella fontana, è la fottuta piazza col fottuto arco che si vede SEMPRE in "Friends". Eccheddiamine, mi c’ha fatto riflettere il francese della stazione dei bus alle Falls -che va a NYC in autobus tra l’altro e secondo me spirerà nottetempo perché anche con tutto il leg-room del mondo dieci ore su un Greyhound sono piuttosto impegnative- e subitaneamente mi sono ricordata dove l’avevo vista. POI mi sono ricordata che c’avevo visto anche Christopher Street. POI mi sono ricordata che "Friends" lo girano nel West Village. Diobono, benvenuto mio cervello in delay…I’ll beeee thereeee foooooor yooooouuuuuu (8). Chicca numero due: in questo paese esiste un canale INTERAMENTE dedicato al meteo. 24:7, c’è solo il meteo, con le musichine rilassanti new age tanto per disporre meglo l’animo dei televedenti. Non ci azzeccano MAI in ogni caso, tranne che per le showers of rain che possono accadere da un momento all’altro, ma "non si gioca con i nani, a vincere son buoni tutti!" (cit.) posso prevedere anche io che potrebbe piovere (leggasi alla Feldman-Igor) da un momento all’altro. Chicca numero due e mezzo: Perché diamine Zach Hyman è stato prima denunciato dall’azienda dei trasporti newyorkese e poi finito sulle web-news di mezzo mondo incluso l’Herald Tribune, il New York Post, il TgCom, un giornale indiano dal nome impronunciabile e praticamente TUTTI i blog di gossip di New York per la foto a Saldana nuda in metro, esattamente tre giorni dopo che gli ho prestato l’accendino (RIHI, QUELLO CON LA RONDINEEE!!Hai l’accendino famosooooh!) e soprattutto PERCHE’ non ho avuto le palle di fare quello che volevo, ovvero una foto con lui? Diobono,e dire che l’ho anche detto: secondo me questo sfonda. Devo fare la strega a tempo pieno. E voglio la sua foto "Kissy Face" appesa in casa. Datemi 4500$ a tale scopo. Ecco.
Occuperò le prossime due ore e quarantacinque minuti, oltre che ad abbigliarmi da talebana perché qui si crepa di freddo, a scaricare ed editare per voialtri i video fatti col telefono, così che possiate capire a quale luogo mi riferisco quando parlo di Washington Square.
Ore ventuno e ventisei: annoto l’arrivo del sosia di Mitch Buchannon di Baywatch vecchio e anche vagamente indioamericano, abbigliato con giubbottino rastafahriano.
Ore ventitrè e cinquantaquattro -a cinque minuti dalla teorica partenza-: annoto ritardo di un’ora del ferromezzo, ambientazione da prigione di Nottingham di Robin Hood "Ogni città qualche guaio ha… Ma qua e là, c’è felicità… Ma non a Nottingham…". Il vecchino stornellatore della sedia accanto, che sta tipo nella Napa Valley (Vedi "The Hangover") ed è un ex hitch-hiker folle, sta facendo degli assoli strappalacrime. Arrivare alle una integri mentalmente sarà dura. Annoto anche che la mia tastiera continua a funzionare, fuck yeah. E le cioccolate calde large cup sono grosse come una coca-cola junior size, ora ci fo il bagno dentro.
valicando stati e stati e stati, emulando Auschwitz.
Detto le mie volontà testamentarie da non so dove, accanto mi passano un sacco di alberi.
La situazione da ieri sera si è così evoluta: il treno è partito alle due e trentacinque anziché alle undici e cinquantanove. Nel lasso di tempo suddetto si è svolta la socializzazione con il vecchino chitarrista (ottantunenne, incredibile!), quello della Napa Valley. Scoperto che ha un catamarano ancorato nella San Francisco Bay e che ha fatto il designer per delle torri tv, credo. A seguire, visto che andava online con l’umts, ho attaccato bottone con un texano folle, marinaio, che ha girato mezzo mondo. Mi ha dato n’infarinata sulla geografia statunitense e abbiamo allegramente infamato il servizio treni. Ho scoperto, ma già lo sospettavo, che la tratta passeggeri passa assolutamente in secondo piano rispetto alle rotte commerciali. Il che ti porta a sapere quando parti ma non quando arrivi, visto che i ritardi si accumulano in maniera inquietante. In ogni caso, il marinaio che ha fatto anche il geologo ha cominciato a parlare della regione dei Grandi Laghi, riferendosi ad Ontario, Erie & co. come "These Guys heeeere" and "These Guys theeeeere" and "Without These Guys No Niagara Falls…!" con quell’accento austiniano assurdo: Impagabile! Impagabilissimo! Egli mi ha inoltre rivelato quale sia la Springfield dei Simpson MA non ve lo dirò. Ecco.
Saliti sul treno ci siamo divisi in quanto lui deteneva uno sleeper seat molto molto molto MOLTO più acconcio del sedile sul quale mi sono accasciata io. Appena salgo mi rendo conto che fa un freddo indegno. Ho addosso due golf e la pashmina fashion, e non sono assolutamente sufficienti. Prima di farmi prendere dallo sconforto in ogni caso mi rendo conto che il ragazzo che ho accanto, che è salito a Rochester e arriverà a Chicago -se sopravvive, ovvio-, è in pantaloncini e maglietta. Almeno ha il cuscino, ma sicuramente finirà in ipotermia in tempo zero. Provo a dormire in posizioni svariate quali: seduta, con la testa sulla borsa ma è troppo alta, con la testa sulla borsa canon ma il Metz 48 mi si pianta nel cervello, arricciolata su me stesssa tentando di spaccarmi il collo. Passa un’ora. Ogni quarto d’ora circa io e Roch, non so come si chiama quindi mi riferirò a lui con cotale dicitura, ci guardiamo e scoppiamo a ridere dalla disperazione. Ho puntato i due sedili di uno che scende a Cleveland, magari mi svacco lì, ma il contingente d’aria condizionata è semplicemente insostenibile. Alle tre e quarantacinque ci fermiamo in una stazione fantasma e scende qualcuno dalle retrovie. Il ferroviere sosia di babbo natale ci intima di andare indietro e siccome ho avvistato due file da due vuote, sono già lì. Luce puntata nel ghigno ma almeno posso stendermi. Sono all’incirca le quattro e venti quando cado in coma totale, con l’aria condizionata che mi batte addosso portandomi ad una certa e rapida morte fisica ma non cerebrale. Mi arrotolo la pashmina sugli occhi e spero in qualche entità superiore. Mi sveglio a intervalli regolari di un’ora e dieci per motivi vari tipo: gente che mi vuole portare via il piede perché provo a fare stretching timidamente fuori dal sedile, crampi allucinanti alle spalle e/o alle zampe inferiori, dipende se assumo la posizione laterale o supina tanto son scomode entrambe, e soprattutto UN FREDDO INFAME ALLE VISCERE INTERNE. Verso le sette e mezzo mi rannicchio in posizione fetale prossima alla concretizzazione del surgelamento del corpo, a partire dalla punta delle dita dei piedi. Butto un occhio su Roch, l’ultima volta che l’avevo visto muovere stava tentando di riscaldarsi usando il suo cuscino, ormai non si muove manco più. Non potete capire QUANTO condizionata sia l’aria qui, mai vista una cosa del genere. Comunque, non so cosa succede, dalle otto in poi ho perso il contatto con il contingente esterno e mi sono risvegliata solo alle nove e venti a metà tra i morsi della fame e la nausea, con dei brividi interni allucinanti. Non ho la febbre, sono Highlander.
In coma vigile trotterello fino al bagno, che da ieri sera si è ridotto in condizioni Pietose, e dopo essermi sciacquata la faccia e aver salutato il simpatico cadavere che mi guarda con occhio vacuo dallo specchio, decido che non vale la pena truccarsi. E decido anche che ho fame. Tantissima fame. Mentre mi faccio strada giù per la carrozza noto che Roch è vivo e sveglio e sta leggendo un libro. Non riesco a vedere che libro sia. Mi strascino al bar con fatica per scoprire che le cavallette non hanno lasciato granché e mentre ordino frosties e latte mi rendo conto di una cosa: GLI HAMISH. Il bar è invaso dagli Hamish. Sono l’unica non hamish che se ne sta in piedi in mezzo alle loro barbe folkloristiche, gonnelloni e cuffiette vittoriane. Nessuno mi sorride, mi squadrano piuttosto,e posso ben capirli in quanto sembro uscita da un centro smistamento di Dacau. Neanche un mezzo sorriso se si fa eccezione per una bimba con degli splendidi occhioni blu,che comunque non ho né la forza e tantomeno il coraggio di fotografare visti i suoi inquietanti parenti. Faccio un conto a vista, ci sono tredici hamish nella Dinette Car. Di varie fogge e colori, età e sesso. Mi fanno una paura folle in quanto stanno fermi e zitti e non stanno costruendo alcuna abitazione lignea. Chissà dove vanno. Pago i miei tre dollari per latte, cereali e caffè nel solito mug gigante di carta, e mentre mi avvio al mio posto con il cestino della merenda degno di Yoghi & Bubu, penso che sarà una giornata inquietantemente lunga. Sono solo le nove e quarantasei antimeridiane, maledetto fuso oriario eastern. Metto su "Lo Shampoo" di Gaber e comincio a fotografare pezzi di treno e pezzi di gente sul treno random. Sìsì..
Saluti dalla faccia a bischero che sta dietro l’obiettivo, cari!

che canzonacce ci sono in “Cartella della BBBeshtia”?? XD
e soprattutto, hai fatto na foto con Metal Carter, PERCHè nn l’hai fatta con Hyman?
agosto 27, 2009 alle 1:11 am
e soprattutti 2, cosa vuol dire “Emulando Aushwitz”?
XD
agosto 27, 2009 alle 1:12 am
BesHtia firmati diocristo.
Comunque, nella tua cartelluccia ci sono tutte le cosine che mi hai mandato, da Corsten a Giorgia, tipo, XD!!!!!!!
AusChwitz, NON Aushwitz. Per emulare il secondo dovrei farmi crescere na chioma brizzolata inquietante.
E…FUSTIGAMI: MI VERGOGNAVO DELLE MODELLE SECCHE E GNOCCHE CHE EGLI AVEVA ATTORNO.
agosto 27, 2009 alle 4:14 am
I heart racconti on the road.
agosto 27, 2009 alle 7:17 am
Maaaaaaaaarr!il taglio è una figata!
stai una favola!
anche mia nonna dice la storia di Venere e Marte.
la storia della wireless è nerdissima!
aspetto con anZia di vedere foto di Chicago
:*
agosto 27, 2009 alle 10:50 am
ahah quando ricompari ti devo aggiornare con le perle…comunque Aush non ha più la chioma…
AHAH LE MODELLE SECCHE. TIPO ATTACCAPANNI. BELLE, SI.
-_________-’
seeenti ho fatto un sogno inquietante in cui c’entravi te, dimmi che vale ancora il detto: “Mai tornare indietro, neanche x prendere la rincorsa”…
agosto 27, 2009 alle 12:24 pm
@ BesHtia: eccheccaz. Te lo dico eccome. Ma te dillo a me. Pvizzami il sogno su fb. (e le modelle erano secche MA gnocche trust me!)
@ Mari: le nonne rockano e i capelli behhh…grazie gh!
@ EmigrationL. : Mio caro, vo a vedere Hopper in tutta fretta, mi ero scordata che Nightwalks era qui. GRAZIE!
agosto 27, 2009 alle 7:02 pm
ODDIO HOPPER.
EDOARDINO (L)
c’è la mostra in italia a metà settembre, ne so qualcosa.
agosto 27, 2009 alle 7:32 pm
aah ho letto del tizio che fotografa modelle nude…è prevista una mostra dice la respublica
…potevi fartela ‘na foto con luiii, sai che pariata!
p.s. rinnovo i miei complimenti a starbucks
settembre 1, 2009 alle 6:54 pm