Il quartiere di questa città che va sotto il nome di Pilsen è il Messico. Sembra di aver passato la frontiera senza essersene resi conto. E te ne accorgi appena esci dalla metro, dove ‘na valanga di graffiti in pieno stile Frida Kahlo ti accoglie festosa. Teschi mexicali ovunque.
Cento metri lungo la via principale -18th street- e si è immersi in un’atmosfera totalmente irreale. Le insegne sono nuovamente dipinte e non fatte digitalmente, proprio come a Panama. Le cevicherias si sprecano, i vicoli sono pericolosamente oscuri. Mi sono data un contegno nel fotografare gli sconosciuti visto che i ragazzetti si radunano in gangs nelle case abbandonate con dei segni peculiarmente distintivi sulle porte. Non mi sembrava il caso. Ci sono comunque panaderias e casas de cambio, e le vecchine nei negozi basiscono se tu, piccolo bianco caucasico e gringo all’apparenza, sai parlare spagnolo con la calata dell’America Centrale. Divertente.
Pilsen è inoltre stracolma di negozietti vintage dove ho trovato prima un golfino di cachemere a otto dollari e poi un abito assurdo anni cinquanta che la Bettie Page de noattri mi avrebbe obbligato ad acquistare col coltello alla gola. Non so perché ma ho lasciato lì entrambi, non ero in vena di shopping. Preferivo fotografare vetrine dall’aria estremamente seventies.


A Pilsen hanno le idee chiare.




Ripartenza da Pilsen alla volta di Chinatown.
All’altezza di Cermak St. la mia dispotica necessità di un bagno ci ha portati ad imbatterci in questo Assurdo Locus. "Steak & Egger" pare uscito dall’ultima tarantinata dell’anno, e devo dire che forse è il posto più folkloristico che io abbia visitato finora. Fuori cade a pezzi, dentro è peggio. Ma nonostante questo e nonostante l’entourage sudamericano che lo gestisce e che ieri era tutto preso dal tagliare e invaschettare del pico de gallo -spero per voi non lo abbiate mai provato, essendo esso INSOPPORTABILE- devo ammettere che aveva il fascino dell’American Classic. Two Thumbs up. Soprattutto per il milkshake alla fragola che è perdurato per quarantacinque minuti data la misura e la consistenza marmorea, e anche per la clientela Veramente locale che popolava l’esercizio. Senza motivo, in bagno c’avevano un freddo Polare.








Mi hanno dovuta tirare fuori con la forza, e non scherzo, da quel luogo di Satana dove vendono i cuscini luuuuuuuunghi a forma di Tare Panda.




Dialogo tra me e un omino in metro, che aveva Tantissima ragione in merito.
Indipercui…





Ecco.
In chiusura, random.
Sono stata advised più volte sul cercare di vendere qualche immagine di street photography. Ed è esattamente quello che farò. Proverò a mettermi in contatto con Gettys e qualche altra maggiore banca dati, per vedere se… Non si sa mai. Vai a capire i casi dell’umana esistenza, tanto vale che provi.
Di poi, ieri mi sono fotograficamente innamorata di Dorothea Lange. Documentatevi, perché ne vale schifosamente la pena.
Inoltre, ieri è riapparso dopo anni cinque, il fratello maggiore di Meghan che voleva sposarmi per farmi avere la green card, il mio ultimo giorno qui al tempo. La cosa curiosa è che prima non mi ha riconosciuto e faceva il simphatiko random, POI quando gli ho messo davanti la foto di me datata duemilaquattro, ha avuto un crescendo di facce del tipo:
"o____o’."
"o_______________________O!"
"O______________________________________________O ODDIO ORA MI RICORDO DI TE!"
E dopo aver cambiato ottocentosedici colori, beh i suoi proponimenti in merito sono rimasti pretty much the same. Si è autoinvitato in Italia, s’ha a andà bene di nulla. Pfffffff. Che pazienza che ce vò.
Quanto all’immagine lì sotto, anzi le immagini, sono entrambe scattate dentro Walgreen’s.
Io AMO Walgreen’s cazzo. ADORO quel posto. Ti tirano dietro DI TUTTO ad un prezzo ridicolo. Come potete notare, anche le mele caramellate in single portions, ready set go it’s time to run, parafrasando Kaulitz e soci (ih). Credo seriamente siano il cibo più tossico mai visto. Non si può dire lo stesso della Deep Dish Pizza di Giordano’s. Essa è una cosa alta tre dita, con dei bordi spessissimi, riempita all’inverosimile di formaggio e ricoperta poi di salsa di pomodoro. Una piscina per lillipuziani in vena di carboidrati. Ne ho mangiata una fetta e ho seriamente pensato di rimanerci. Non c’ho più il fisico, neanche per l’ipernutrizione d’oltreoceano. E ora aggiorno, che è meglio.

cioè Marr..un giro di foto da sogno per me.
grazie a te sto adorando follemente Chicago.
ti prego Marr,smonta quel frigo pieno di acque colorate e portalo qui.
:*
agosto 30, 2009 alle 2:35 pm
Vite per vite, lo trascino in là.
Oggi Shedd Aquarium, ci sarà da divertirsi! :]
Grazie carissima!! :*
agosto 30, 2009 alle 6:41 pm
uhm… mi fai ricordare di una volta in America, quando mangiai una pizza con i maccheroni sopra! Al ricordo ancora resto basito
settembre 1, 2009 alle 7:24 pm